Cara Simonetta,
l'analisi che tu fai contrapponendo l' impoverimento attuale e le prospettive, personali e sociali, degli anni 60, specialmente per le famiglie delle classi povere, non tiene conto di un fatto innegabile:
che allora la prospettiva positiva era il lavoro produttivo industriale ora invece è un impiego statale con il sogno della TV come step successivo
E infatti tu alla fine contrapponi a tutto le spendide e progressive sorti della Cina, che infatti cresce nel campo della produzione industriale.
Possiomo tornare indietro e dare al lavoro produttivo una funzione sociale e culturale paragonabile alla funzione economica e di crescita che ha.
Senza una rivoluzione culturale questo è impossibile.
Questa è una rivoluzione culturale di destra anche se riprende temi socialisti del primo novecento, quindi ancora più difficile perchè la destra non è in grado di gestire altre battaglie culturali che non siano la diminuzione delle tasse e il restringimento delle garanzie.
In realtà la battaglia per una nuova centralità della produzione non può passare senza partire dalle garanzie.
Garanzie che non possono essere date da aziende, che si confrontano in un mercato globale indifferente a come e dove si produce, ma dallo stato con passaggi veloci tra privato e pubblico.
Ricordiamoci che il potere del consumatore si è finora esplicitato in una grande scelta in direziobne dei prezzi e nessuna sensibilità alle garanzie , meglio dire non garanzie, contenuto in quello che, scegliendo consapevolmente acquistano.
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