penso
che Fabio consideri l'introversione una malattia e un peccato . La
ritrosia a parlare di me, ma anche a parlare di me e Fabio, e del suo
libro, è una mancanza di riguardo e considerazione; il suo razionale è
che, alla fine, io debba parlare con qualcuno, impossibile che taccia
con tutti.
Invece no,io non parlo :io ascolto. Mi piace ascoltare i racconti, le storie e Fabio che racconta è meraviglioso.
Invece no,io non parlo :io ascolto. Mi piace ascoltare i racconti, le storie e Fabio che racconta è meraviglioso.
Per
prima cosa parla la mia lingua: quella che esce dalla mia bocca quando
parlo con i miei, quella in cui riesco a esprimere tutti i miei
sentimenti, quella che colora i miei ricordi più lontani, le emozioni
dell'infanzia.
Secondo, le narrazioni sono quelle che avvenivano tra i
balconi, agli angoli delle
strade, nelle piazze,stando seduti d'estate con la seggiolina fuori dai
portoni, quando non ci si cerca, ma ci si incontra e ci si deve parlare.
La funzione sociale del linguaggio, non quella cognitiva. Le
maldicenze, le banalità, i pregiudizi che cementano, sono le uniche
possibilità di questa fondamentale attività sociale.E Fabio parla, e tira fuori le sue storie, con la mia lingua e l'inflessione estranea di Trestina di Antonio. Con il botto finale.
Ti ascolto Fabio e ascolto le tue storie e, come sempre ti chiedo le poesie e vorrei sentirle.
NB le emozioni dell'infanzia è scontato e banale.
L' unica cosa che, mi sembra, ora, non vada bene.
Sicuramente non va bene.
Da togliere
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