Thursday, October 6, 2016

Quello che ho scritto e poi spedito a Fabio per il suo compleanno

penso che Fabio consideri l'introversione una malattia e un peccato . La ritrosia a parlare di me, ma anche a parlare di me e Fabio, e del suo libro, è una mancanza di riguardo e considerazione; il suo razionale è che, alla fine, io debba parlare con qualcuno, impossibile che taccia con tutti.
Invece no,io non parlo :io ascolto. Mi piace ascoltare i racconti, le storie e Fabio che racconta è meraviglioso.
Per prima cosa parla la mia lingua: quella che esce dalla mia bocca quando parlo con i miei, quella in cui riesco a esprimere tutti i miei sentimenti, quella che colora i miei ricordi più lontani, le emozioni dell'infanzia.
Secondo, le narrazioni sono quelle che avvenivano tra i balconi, agli angoli delle strade, nelle piazze,stando seduti d'estate con la seggiolina  fuori dai portoni, quando non ci si cerca, ma ci si incontra e ci si deve parlare. La funzione sociale del linguaggio, non quella cognitiva. Le maldicenze, le banalità, i pregiudizi che cementano, sono le uniche possibilità di questa fondamentale attività sociale.
E Fabio parla, e tira fuori le sue storie, con la mia lingua e l'inflessione estranea di Trestina di Antonio. Con il botto finale.
Ti ascolto Fabio e ascolto le tue storie e, come sempre ti chiedo le poesie e vorrei sentirle.

NB le emozioni dell'infanzia è  scontato e banale.
L' unica cosa che, mi sembra
, ora, non vada bene. 
Sicuramente non va bene. 
Da togliere

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