Premio a Dylan: premiare la giovinezza quando è autodistrutta dal tempo mi sembra una cosa incolta. In questo blog c'erano, tanto tempo fa, due fotografie di Richard Avedon dal New Yorker. La forza assoluta dei suoi diciotto anni con la chitarra e i dock a New York, e un Dylan sessantenne amaro e impotente che occupava con la sua faccia la pagina, senza nulla.
Sacralizzare quello che sacro non è più, a cosa serve?
Dylan per me è giovinezza, giovinezza tale che ora è considerata
adolescenza.
Premiarlo ora, che è fatiscente da anni , è sbattergli in
faccia quella sua estrema giovinezza creativa e potente. La spavalderia
pura non usata nelle solite guerre di giovani.
Le sue canzoni, cantate
negli anni 60 nei cortei e nelle manifestazioni sono meravigliose e potenti, e meritano il nobel.
Consacrarlo ora mi
sembra inadeguato a Dylan stesso
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