Tuesday, October 25, 2016

Disavventura fiscale con il TFR

Buongiorno Signora Direttore Generale delle Finanze Fabrizia LAPECORELLA,
sono un lavoratore che nella crisi del 2009,  a  55 anni, ha perso il lavoro ed è passato da un reddito di 40 mila € nel 2008 a uno di 10 mila nel 2011.
In questo periodo ho ricevuto il TFR e un indennizzo per il quale ho pagato le imposte e ora, a 4 anni distanza, ho dovuto fare un ulteriore versamento di 1200 €.
Vorrei farle notare che:
  • ·        Tutti i lavoratori della Rockwool, la società che ci ha licenziati, nelle mie stesse condizioni hanno ricevuto la richiesta di pagamento
  • ·        Pur avendo fatto la mia dichiarazione dei redditi con assistenza fiscale e avendo richiesto di assere assistito , non ho ricevuto tale assistenza
  • ·        “ Si tratta di un atto non impugnabile….”
Chiaramente comprendo come , in una situazione economica normale, la norma favorisca il contribuente, ma nel caso di contribuenti licenziati in situazioni economiche disastrose questa tassazione,  per giunta differita e non preannunciata , diviene gravosissima.
Pertanto le chiedo:
  •  È stato segnalato all’autorità politica l’esistenza di questo problema, che ritengo piuttosto diffuso?
  • È stata proposta una modalità di tassazione che, in questi casi, sia più favorevole?
  • Il centro di assistenza fiscale avrebbe potuto fare qualcosa di diverso?
Distinti Saluti


Inviata ieri 24/10/2016 in atesa di risposta.






Friday, October 14, 2016

Premio a Dylan: premiare la forza assoluta della giovinezza da vecchio

Premio a Dylan: premiare la giovinezza quando è autodistrutta dal tempo mi sembra una cosa incolta. In questo blog c'erano, tanto tempo fa, due fotografie di Richard Avedon dal New Yorker. La forza assoluta dei suoi diciotto anni con la chitarra e i dock a New York, e un Dylan sessantenne amaro e impotente che occupava con la sua faccia la pagina, senza nulla.


Sacralizzare quello che sacro non è più, a cosa serve?

Dylan per me è giovinezza, giovinezza tale che ora è considerata adolescenza.
Premiarlo ora, che è fatiscente da anni , è sbattergli in faccia quella sua estrema giovinezza creativa e potente. La spavalderia pura non usata nelle solite guerre di giovani.

 Le sue canzoni, cantate negli anni 60 nei cortei e nelle manifestazioni sono meravigliose e potenti, e meritano il nobel.

Consacrarlo ora mi sembra inadeguato a Dylan stesso


Tuesday, October 11, 2016

Foto di zio Piero Perticarari


Non dalle foto di casa che sono disperse ma da Internet momento importante

Zio Piero è il secondo da sinistra accucciato con una posa raffaellesca, si un uomo di terra. Forse sta fumando ma io non lo ricordo fumare.



TIMÓTEO Primeiro grupo de italianos que chegou a região. Em pé: Gianturco Mário, Sfiligoi Giovanni, Engenheiro Uglo Battaglia, Manella Giovanni. Sentados: Pezzoli Giuseppe, Perticarari Piero, Gunnella Blandisio, embarcando no navio "Augustus" dia 1º de abril de 1953 no porto de Genova (Itália).
dal sito
http://euamoipatinga.com.br/fotos/janela.asp?codigo=1174

Na busca de tecnologia mais avançada, a Acesita também procurou trazer da Europa mão de obra especializada. Em 1953, a empresa encarregou o engenheiro italiano Ugo Battaglia para contratar técnicos na Alemanha. Antes de chegar ao seu destino, ele foi até a Itália, mais precisamente em Terni, cidade industrial próxima de Roma, sede de uma siderúrgica especializada em aços inoxidáveis e siliciosos, e que fora ocupada por tropas alemãs durante a guerra.

Em Terni Ugo Battaglia descobriu a existência de muitos técnicos especializados desempregados. Era o pós-guerra e a situação socioeconômica na Itália não estava fácil. O engenheiro entrou em contato com a direção da Acesita e acertou a vinda de um grupo de técnicos italianos, que partiu de Gênova no navio Augustus, rumo ao Rio de Janeiro. As primeiras sete famílias italianas chegaram ao distrito de Timóteo em abril de 1953, vindas de avião da então capital federal do Brasil. A Acesita tinha um aeroporto que ficava nas proximidades de onde é hoje a Emalto.



Fonte: Revista Caminhos Gerais

Sunday, October 9, 2016

è morto zio Piero Perticarari

Una faccia grande e una voce profonda. La più profonda che ricordi.
Anche se l' ho visto poche volte nella mia vita, ho ricordi precisi: Piediluco e la madre dal nome vero, Ermelinda.
Nessun ricordo del padre e dei fratelli, forse una sorella.
Le scale che portavano dal lago alla casa a Piediluco, ripide e corte, con un odore  di quartiere portuale.
Era un tecnico di acciaierie, ma non sono mai riuscito a parlare del suo lavoro, anche se a me le storie di fabbrica sono sempre piaciute.
Il Brasile, e poi Domodossola, e  poi la lunga vita a Modena via Divisione Acqui.
Nel mio ricordo acciaierie Orsi, ma può darsi che sia un intreccio.

La guerra in marina, come papà, ma senza racconti che mi siano rimasti. Quelli di papà più significativi erano dell' 8 settembre e le spese nei caffè di Venezia. Poi la castagnaccia.

Ma dove sono i miei racconti.

Nonna Laudice e Natale è il momento degli incontri.



Debbo trovare una foto
Non trovata mi affido al ricordo e alla foto con Loredana.
 Storica.
Gianni Del Bianco Loredana Perticarari Roberto Del Bianco circa 1962
La vergogna della maschera, la mia disperazione e fierezza infinita di Loredana.

Thursday, October 6, 2016

I cortili e il campetto

parlando con Fabio mi è venuto in mente che ho tralasciato i cortile. Invece il cortile è il luogo insieme al campetto

Quello che ho scritto e poi spedito a Fabio per il suo compleanno

penso che Fabio consideri l'introversione una malattia e un peccato . La ritrosia a parlare di me, ma anche a parlare di me e Fabio, e del suo libro, è una mancanza di riguardo e considerazione; il suo razionale è che, alla fine, io debba parlare con qualcuno, impossibile che taccia con tutti.
Invece no,io non parlo :io ascolto. Mi piace ascoltare i racconti, le storie e Fabio che racconta è meraviglioso.
Per prima cosa parla la mia lingua: quella che esce dalla mia bocca quando parlo con i miei, quella in cui riesco a esprimere tutti i miei sentimenti, quella che colora i miei ricordi più lontani, le emozioni dell'infanzia.
Secondo, le narrazioni sono quelle che avvenivano tra i balconi, agli angoli delle strade, nelle piazze,stando seduti d'estate con la seggiolina  fuori dai portoni, quando non ci si cerca, ma ci si incontra e ci si deve parlare. La funzione sociale del linguaggio, non quella cognitiva. Le maldicenze, le banalità, i pregiudizi che cementano, sono le uniche possibilità di questa fondamentale attività sociale.
E Fabio parla, e tira fuori le sue storie, con la mia lingua e l'inflessione estranea di Trestina di Antonio. Con il botto finale.
Ti ascolto Fabio e ascolto le tue storie e, come sempre ti chiedo le poesie e vorrei sentirle.

NB le emozioni dell'infanzia è  scontato e banale.
L' unica cosa che, mi sembra
, ora, non vada bene. 
Sicuramente non va bene. 
Da togliere

Tuesday, October 4, 2016

Idea for Hillary campaign: Eastwood Gran Torino Confession Scene vs Trump and taxation

Se non ricordo male nel film il secondo peccato che il protagonista confessa al prete è quello di non aver pagato le tasse su un motore per barca che aveva venduto

Mi sembra distruttivo  per Trump e la sua narrativa.


Monday, October 3, 2016

Poesie di Lorenzo Pazzaglia

Lorenzo Pazzaglia: Mai scritte poesie
Lorenzo Pazzaglia: Tantomeno su alberi.
Roberto Del Bianco: E l ontano lontano nel campo
Roberto Del Bianco: Finge un pianto
Roberto Del Bianco: Pizzicato dal vento
Serena Cerrito: Forse non la definisci poesia, Lopaz, ma ballata, o filastrocca, o altro, non so. Ma qualche cosa è!
Lorenzo Pazzaglia: Non sono poesie,  sono "filastrocche per bambini tristi"...
Lorenzo Pazzaglia: ...nel senso che se gliele leggi i bambini si intristiscono.
Lorenzo Pazzaglia: 😀
Serena Cerrito: Perfetto. Allora mandaci le filastrocche per bambini tristi! 😀
Lorenzo Pazzaglia: Mi sono perso la cartella in cui avevo raccolti i dattiloscritti😔
Serena Cerrito: Noo....😱
Serena Cerrito: Ma non le sai a memoria? Non ne puoi riscrivere almeno qualcuna?
Lorenzo Pazzaglia: Gravissima perdita per la Poesia italiana del Novecento
Serena Cerrito: Sì. Per me, e Rob, sì 😵
Serena Cerrito: E sono seria
Serena Cerrito: A me quel che hai letto è piaciuto molto. Rodari non faceva di meglio
Lorenzo Pazzaglia: A memoria ricordo solo il ciliegio e la betulla, di altre solo l'inizio o poco più.
Serena Cerrito: Non letto: recitato
Serena Cerrito: Ok, riscrivici ciliegio è betulla, allora, per favooooreee 😘😘😘
Lorenzo Pazzaglia: 😓
Lorenzo Pazzaglia: Il ciliegio non fa sacrilegio/
Lorenzo Pazzaglia: non ha erede, né fede:/
Lorenzo Pazzaglia: non crede./
Lorenzo Pazzaglia: A malapena intravede/
Lorenzo Pazzaglia: nella sera il piede/
Lorenzo Pazzaglia: di animale schiacciare/
Lorenzo Pazzaglia: i suoi frutti a coppie caduti/
Lorenzo Pazzaglia: i suoi semi sputati:/
Lorenzo Pazzaglia: ossetti di ciliegio/
Lorenzo Pazzaglia: come per sortilegio/
Lorenzo Pazzaglia: privi del privilegio/
Lorenzo Pazzaglia: di trovare una sede.
Lorenzo Pazzaglia: La betulla si trastulla/
Lorenzo Pazzaglia: (la grulla)/
Lorenzo Pazzaglia: su una storia d'amore/
Lorenzo Pazzaglia: fasulla/
Lorenzo Pazzaglia: che ancora le frulla/
Lorenzo Pazzaglia: nella chioma,  e l'annulla./
Lorenzo Pazzaglia: Neanche vede il cipresso/
Lorenzo Pazzaglia: (quel fesso)/
Lorenzo Pazzaglia: che è pazzo di lei/
Lorenzo Pazzaglia: fin da fanciulla/
Lorenzo Pazzaglia: ma non le ha mai detto nulla.
Lorenzo Pazzaglia: Poi c'erano il faggio che  è un vecchio saggio,
                   l'abete che ama la quiete,
                   il vecchio banano più sordo che nano,
                   l'ontano lontano nel campo,
                   il pioppo un po' zoppo etc.
                   ma a memoria non le ricordo.

Roberto Del Bianco: Posso pubblicarle bellissime
Lorenzo Pazzaglia: Tu puoi tutto.
Lorenzo Pazzaglia: Sulla betulla c'è una storia particolare😊
Lorenzo Pazzaglia: Alle elementari la maestra di Agnese chiese ad ogni alunno di imparare una poesia a memoria...
Lorenzo Pazzaglia: E Agnese si presentò in classe declamando "La betulla" (era stata pubblicata nell' angolo della poesia che curava Fabio per il mensile "Terni Umbria")...
Lorenzo Pazzaglia: E quando la maestra le chiese chi era il poeta...
Lorenzo Pazzaglia: Agnese rispose "zio Lorenzo".
Lorenzo Pazzaglia: 😀
Roberto Del Bianco: 😀
Serena Cerrito: Splendido! grazie!(pausa lezione)