Thursday, September 15, 2016

appunti su Appunto di Fabio Pecorelli

Mi preparo per il 28 settembre

penso che Fabio consideri l'introversione una malattia o un peccato . La ritrosia a parlare di me, ma anche a parlare di me e Fabio, e del suo libro, è una mancanza di riguardo e considerazione; il suo razionale è che, alla fine, io debba parlare con qualcuno, impossibile che taccia con tutti.
Invece no,io non parlo :io ascolto. Mi piace ascoltare i racconti, le storie e Fabio che racconta è meraviglioso.
Per prima cosa parla la mia lingua: quella che esce dalla mia bocca quando parlo con i miei, quella in cui riesco a esprimere tutti i miei sentimenti, quella che colora i miei ricordi più lontani, le emozioni dell'infanzia.

(E quando penso al cibo lo penso nel mio dialetto, il pane è il quello di Stroncone,la pasta sono le ciriole, la pizza è quella grassa del mercato.)
Secondo, le narrazioni sono quelle che avvenivano tra i balconi, agli angoli delle strade, nelle piazze,stando seduti d'estate con la seggiolina  fuori dai portoni, quando non ci si cerca ma ci si incontra e ci si deve parlare. La funzione sociale del linguaggio, non quella cognitiva. Le maldicenze, le banalità, i pregiudizi che cementano, sono le uniche possibilità di questa fondamentale attività sociale.



La cosa che ho sempre rimproverato a Fabio è che le sue poesie convergono  al finale col botto, invece che alla fantasmagoria della lingua. è una mia limitazione, penso alla poesia non come narrazione, ma come lingua, come concettualizzazione estrema della comunicazione. Dove le parole fanno un salto, non la narrazione.

si fa azzurro il sereno.
e novellando viene del suo buon tempo
Acconcata e arruzzunita.

e le parole

Faciuano
Ciummello

Banale, ma tutto quello che è locale è banale, ripetitivo, luogo comune. Cosa vogliamo fare, riproporre la parte controintuitiva della scienza nel racconto estivo sotto casa?

Avrei bisogno della penna e della carta vergatina con cui scrivevo pezzi di lettere a Serena quando era a St. Louis.

In parte scritti a macchina comunque.

Non che adesso non scriva a mano, scrivo : diari minimi e liste. Ma voglio parlare di Fabio e l'abitudine alla scrittura personale non l'ho più. Probabilmente non l'ho mai avuta. Il comportamento più efficiente sarebbe parlare con Lorenzo e affidare alla sua scrittura fluida e coltissima la traduzione dei miei sentimenti, delle mie emozioni pensando a Lorenzo e navigando

2016-09-12 11:53 GMT+02:00 Roberto Del Bianco <rodelbia@gmail.com>:
Provo a tradurre le categorie fabio, terni,amici, radici in parole.
Traduco ciò a cui penso, ciò su cui rimugino, in scrittura. So che è sbagliato, che questa traduzione verrà male

Wednesday, September 14, 2016

Faciuano

è una parola che usava mia madre , e i suoi genitori quindi debbo capire se è ternano o piuttosto tudertino.

Chiederò a Fabio

Dal fondo della mia memoria linguistica

Significato: una persona che dice di saper fare le cose e poi le sa fare solo inm maniera approssimativa.

Non ho trovato nulla in una ricerca su google. Interessante parola di famiglia Del Bianco-Cardinali?